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Insediamento architettonico di pannelli fotovoltaici Hedebeygade, Copenhagen

L'obiettivo è di invertire la tendenza delle future politiche abitative ed urbanistiche, impostando un nuovo modo di concepire l'intervento pubblico teso a soddisfare la domanda di alloggi sociali. Il (nobile) strumento è la costituzione di una Rete di cooperative di abitazione chiamata La Casa Ecologica®, voluta da Federabitazione insieme a Legambiente, Banca Etica e Bioarchitettura®.

In questo passaggio storico il ruolo svolto dall'Istituto Nazionale Bioarchitettura® - che si conferma Ente di riconosciuto riferimento nel panorama nazionale - è stato fondamentale e continuerà ad esserlo sempre più: se le cose funzioneranno come previsto, finalmente anche in Italia si passerà dalle dichiarazioni di principio ad una prassi diffusa, dalle ville ecologiche unifamiliari ai condomini, dalle casette sparse nel verde a pezzi di città riqualificate.

L'obiettivo è 1.000 abitazioni ecologicamente corrette solo nei prossimi due anni. In un mercato maturo qual è indubbiamente quello immobiliare, che si approssima alla saturazione, parrebbe ovvio che l'attenzione - allineandoci in questo con la situazione dell'Europa centrale - si sposti dalla quantità alla qualità; detto in altre parole, se fino ad ieri poteva bastare un tetto sopra la testa, oggi pretendiamo livelli più alti di comfort e di benessere: non basta una casa, ma la vogliamo tranquilla, salubre, elegante e perché no, garantita ecologica. E per questo siamo disposti anche a pagare qualcosa in più.

Si pone tuttavia subito, e in maniera evidente, un ostacolo metodologico. In effetti, cosa vuol dire, nella sostanza, casa ecologica? Come sanno quanti si sono avvicinati sia pure marginalmente al problema, nella risposta rientrano componenti relative alla salute, al consumo delle risorse, a considerazioni sociali, alla qualità complessiva della vita. Ma guardiamo più attentamente e procediamo per gradi. Già la frase materiale ecologico appare scivolosa. Intanto va chiarito una volta per tutte che, almeno nell'ambito costruttivo, la linea di demarcazione non passa tra naturale ed artificiale: l'amianto, tanto per fare un esempio, è naturale; invece la plastica - da molti schematicamente posta tra i massimi pericoli - è in grado di fornire risposte semplici ad alcuni problemi altrimenti di complicata soluzione (impermeabilizzazioni, raccordi e pezzi speciali, ecc.) nonché agevolare i processi di democratizzazione rendendo alcuni tra-guardi di benessere accessibili - almeno in via teorica - a basso costo e quindi a molti (in questo senso il vero problema è l'utilizzo appropriato: non ha senso realizzare con un materiale indistruttibile elementi usa e getta). Anche il ragionare al contrario, sforzandoci cioè di definire cosa si intenda per materiale inquinante, non consente passi in avanti. Dobbiamo tener conto degli effetti diretti e indiretti di tutto il ciclo (dalla culla alla tomba) o solo del prodotto in sé, magari fotografato ai cancelli della fabbrica? E la distanza del luogo di utilizzo, incide sui trasporti oppure, avvenendo lontano dalla nostra casa e dai nostri occhi - magari in un altro Stato - si può considerare di ridotta incidenza?

Solo per restare in ambito energetico (quello sul quale più abbondante sono la ricerca e le definizioni in ambito internazionale) computiamo esclusivamente l'assorbimento per prodotto (per pezzo, per rendimento, per unità di superficie, per volume? La questione è rilevante pensando per esempio ad una piastrella) o ci spingiamo a considerare altri fattori quali ad esempio l'energia assorbita dalla produzione dei macchinari che consentono a loro volta la produzione dei singoli elementi? E l'energia assorbita dall'assemblaggio e dalla messa in opera? E vanno considerati i vari trasporti necessari sino alla distruzione finale?

Passando ad altri ordini di problemi, che coefficiente assegnare alla scarsità/abbondanza di materie prime? E bisogna tener conto anche dell'incidenza sul paesaggio prodotta dell'estrazione? C'è di che smarrirsi.

In ogni caso, quando il sistema produttivo e commerciale nazionale riuscirà a introiettare queste problematiche (spontaneamente o sotto la pressione legislativa dell'Europa, spinta a sua volta da quegli Stati che per vari motivi posseggono già un'industria aggiornata al riguardo), si compirà un grosso passo in avanti a favore della salute di tutti. Ciononostante, avremo superato solo uno dei gradini.

Passando dal singolo prodotto all'edificio, appare ovvio (purtroppo non a tutti: sopravvivono enti e strutture che, con pericolosa approssimazione, continuano ad alimentare l'idea che una volta scelto questo o quell'altro materiale, poi tutto per miracolo si sistema) come il rapporto materiali ecologici/casa ecologica non possa risultare biunivoco e automatico (una casa rigorosamente realizzata con materiali ecologici, può impunemente rovinare il paesaggio?).
Senza parlare degli ulteriori possibili inquinanti interni ed esterni presenti in un'abitazione (campi elettromagnetici, rumore, emissioni, ecc.), tecnologie e materiali non appaiono di per sé capaci di tenere sotto controllo gli sprechi di gestione (suolo, acqua, energia, ecc.) né la correttezza complessiva dell'intervento (l'investimento per una scuola ha valenze diverse rispetto a quello per una seconda casa).

Per realizzare una abitazione, decine e decine di materiali si intersecano e stratificano, vengono montati, assemblati, organizzati e posti in opera con criteri e competenze diverse, in momenti diversi, con strategie diverse.

Non esistendo dunque scorciatoie e semplificazioni, bisogna rassegnarsi al confronto con un sistema capace di considerare criteri non sempre convergenti, il che vuol dire: non si può avere tutto e tutto insieme e quindi tra investimento energetico complessivo e qualità del risultato, tra salute degli abitanti e salvaguardia delle risorse, tra incidenza sociale e qualità individuale, in qualche maniera bisogna scegliere, mediare, trovare un baricentro concettualmente corretto ma anche condiviso dai vari soggetti che a diverso titolo entrano nel sistema edilizio.

Un baricentro che poi risulti sensato e concretamente attuabile: gli strappi in avanti non sono adatti per trainare i processi verso ampi obiettivi.

Sulla base delle più avanzate proposizioni internazionali, ma tenendo d'occhio il mercato italiano con le sue risorse e reali possibilità, l'Istituto Nazionale Bioarchitettura® - di conserva con CasaQualità® - ha individuato in un sistema a radice (più risposte parziali consentono via via di risalire verso valutazioni più generali) la struttura capace di definire l'effettivo impegno in ambito ecologico ed i risultati conseguiti. Si considera il rapporto bioclimatico col sito, la qualità dei materiali e della posa in opera, l'attenzione più generale all'ambiente e alla tradizione. Il tutto supportato da quattro parametri oggettivi, suffragati da documentazione strumentale:
i bassi livelli di inquinamento indoor, con riferimento a polveri e fibre in sospensione, formaldeide, radon;
la positiva situazione elettromagnetica determinata da campi esterni ed interni;
i modesti livelli di inquinamento acustico, sia confrontati con l'effettiva situazione esterna sia derivanti da calpestio e tecnologie;
il limitato consumo energetico m2/anno (riferito all'area geografica espressa mediante i gradi giorno, bilanciati in maniera da tener conto non solo del riscaldamento invernale ma anche del raffrescamento estivo e dell'illu-minazione) comunque conseguito: mediante isolamenti, captazione solare, tecnologie ottimizzate, ecc.

Gli Enti e le Strutture coinvolte nell'attendibile definizione dei parametri sono molteplici: la più generale condivisione in questo caso è la strada maestra. Anche perché, se l'obiettivo immediato è di fornire un supporto serio, chiaro ed efficace al mondo cooperativo e in particolar modo alla Rete La Casa Ecologica®, una volta collaudato e promosso, il sistema sarà in grado di proiettarsi verso ambiti più vasti: chi non vorrebbe conoscere - magari quando compra o acquista - se la casa è salubre ed eventualmente di quali interventi necessita per migliorare i suoi livelli di ecologicità?

Per quanto concerne poi le figure che seguiranno i monitoraggi e la certificazione finale, le valutazioni più specifiche verranno affidate ai professionisti inseriti, sulla base di approfondito curriculum, nell'Elenco nazionale Esperti in Bioarchitettura®.


Autore: Ugo Sasso
Presidente Istituto Nazionale Bioarchitettura®

 

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